L’economia circolare e il cambiamento climatico

Una nuova economia sostenibile e consapevole del clima è fondamentale per evitare cambiamenti climatici catastrofici. Nel 2020-2021, Skills for the Future consentirà agli studenti di tutta l’Ungheria di elaborare soluzioni innovative alle sfide poste dal cambiamento climatico con il supporto di leader del settore.

Idea Camp Ungheria

EIT Climate-KIC ha organizzato l’Idea Camp 2020 di Skills for the Future sotto forma di due eventi separati, allo scopo di migliorare l’esperienza dei partecipanti: tali eventi si sono infatti svolti online a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19.

Il primo Idea Camp si è svolto a ottobre e il secondo a dicembre 2020. Vi hanno preso parte in totale più di 200 studenti di scuole superiori ungheresi che, durante gli incontri online, hanno fatto brainstorming e lavorato in team per trovare le migliori soluzioni alle sfide proposte.

Quest’anno le domande a cui trovare una risposta erano:

  1. Come si può trasformare e ripensare la scuola / vita quotidiana in base ai principi dell’economia circolare?
  2. Quali soluzioni di business è possibile attuare nei sistemi di trasporto urbano e di approvvigionamento alimentare al fine di mitigare il cambiamento climatico?

Gli studenti hanno avuto la fantastica opportunità di partecipare a una conferenza di Diána Ürge-Vorsatz, la più autorevole esperta ungherese in campo climatico, insegnante della CEU e vice presidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico.

Tra i 24 mentor che hanno messo il proprio tempo e le proprie competenze a disposizione degli studenti per aiutarli nelle sessioni di brainstorming erano presenti vari professionisti, tra cui un coach dell’innovazione, un esperto di economia circolare dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, i proprietari fondatori di PANNON Green Power e molti altri.

Le 6 migliori idee presentate sono le seguenti:

Durante la pandemia di COVID-19, l’uso del disinfettante per le mani è schizzato alle stelle. Normalmente questo prodotto è confezionato in imballaggi di plastica, vetro o alluminio. Molti consumatori seguono scrupolosamente le norme di smaltimento degli imballaggi, ma sfortunatamente alcuni continuano a non rispettarle. Gli studenti intendono quindi creare un disinfettante per le mani sotto forma di piccole sfere monouso che si sciolgono per effetto del calore e disinfettano le mani senza generare rifiuti. Sarebbero distribuite in scatole di legno contenenti 10 pezzi, acquistabili una sola volta e poi ricaricabili presso appositi punti vendita.

Gli studenti mirano a creare un laboratorio di cucito per il riciclaggio degli abiti usati. Gli indumenti in arrivo, provenienti principalmente da donazioni, verrebbero dapprima selezionati, poi disinfettati e sbiancati, e infine cuciti con una tecnica di patchwork per creare uniformi scolastiche tinte con colori naturali.

In una prima fase, nelle città ungheresi verrebbero collocati dei contenitori per la raccolta degli abiti usati; questi sarebbero poi impiegati per produrre mattoni per divisioni interne o per l’isolamento acustico e termico. L’essenza di tale processo produttivo consiste nel mescolare i rifiuti tessili con un legante naturale e poi pressarli, ottenendo così dei mattoni da impilare fino a formare pannelli da interni che possono essere facilmente assemblati e smontati.

Gli studenti della città di Szeged vogliono trarre vantaggio dalla locale situazione urbana: in città sono presenti numerosi complessi residenziali in cui la gente vive in palazzoni di 5-10 piani, con tetti piatti che non vengono inutilizzati. Il loro obiettivo è quello di creare sulla sommità di questi edifici degli eco-orti che forniscano verdure fresche agli abitanti utilizzando rifiuti di cucina compostabili ed energia solare.

Un terzo del cibo acquistato dagli ungheresi finisce nella spazzatura. Questo spreco si potrebbe evitare grazie a un’app che consente di caricare foto e date di scadenza dei cibi di cui le famiglie non hanno più bisogno e che altre persone potrebbero acquistare a un prezzo conveniente. Le trattative avverrebbero di persona in base alle effettive necessità: perché comprare dieci uova quando ne servono solo due per fare una torta?

Le famiglie ungheresi producono notevoli quantità di oli esausti, ad esempio olio di girasole per cucinare. Questi scarti potrebbero essere conferiti presso specifici punti di raccolta e utilizzati per produrre carburante con cui alimentare in modo ecologico i veicoli del trasporto pubblico, emettendo meno anidride carbonica.

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